La batracomiomachia come la batracomiomachia, anch'io sono incompiuto. come fare, infatti, a definirmi finito se sono ancora in vita? la batracomiomachia sopravvive nei secoli ad un ipotetico Omero e, successivamente, al Leopardi, per confermare la propria intatta incertezza. cos, l'uomo sopravvive, bench mai immortale, a quanti vorrebbero rinchiuderlo in un'idea, un gesto, una confezione regalo da scartare a piacimento. l'uomo, incerto, infinito, evoluto ma non completamente. a volte, ci mostriamo agli altri diversi da come siamo realmente. a volte vestiamo abiti che glissano la nostra vera essenza, proprio come la 'batracomiomachia' che quasi si nasconde trattando un argomento 'basso' come la battaglia tra rane e topi, ma lo fa con lo stile e l'intensit del poema epico.
03.Aug.08
tommasolandolfi. Ebbene, mi dicevi che mi avresti amata per sempre, che mi avresti
sposata, che saremmo stati felici insieme; e non una volta sola, l'hai detto.
Mi dicevi... Anna, così mi diceva!
[ ...]
E con questo? ridisse Sigismondo. Io sono io o sono un altro? Che significa? chiese lei smarrita. Ho diritto d'illudermi, e anche d'illudere, o no? Ma... Eccoci al ma: che cosa?
Ma io? (Era, santo cielo, la mia stessa domanda di qualche giorno innanzi) Tu: tu devi capire
Non capisco nulla proruppe avvilita. Appunto: è quando più si deve saper capire
Allora, disse dopo una pausa con voce tremante allora non è, non era
vero niente? Tutto, era vero; e niente lo è più. O lo è tuttavia, ma in un altro senso,
in un altro ordine... Mi intendi?
Sì... no
Devi, Antonia. E, scusami, addio.
Addio?
Beh, certo: arrivederci.
A quando?
A mai.
dove c'erano i leoni. dopo più di un anno.
sì, credo più di un anno.
buio. senza spettacolo.
cinque musicisti.
quattro donne
napoli.
patroni griffi.
io amo patroni griffi.
mi diverto con questo deezer ascoltando i talking heads. anche perché mi trapasso los marones ad alzarmi e prendere e cambiare ciddì. anche perché ne vedo altri e cambio idea. anche perché le scelte, le scelte sono tali solo quando hanno alternative. valide, peraltro.
non mi diverto con gli ego talmente concavi da non aver più spazio. come quella storia sulla testa dei dobermann. non ne ho proprio bisogno. sono colto da quella spossatezza lucida e anche sentitamente dispiaciuta. perché poi? anche se la domanda più verace sarebbe: dopo queste braccia aperte... lo stai facendo accadere sul serio?
come quel matrimonio non assistito. quell'organizzazione non organizzata ma dichiarata. a me è questo che poi dà fastidio.
vabè. un po' studio e un po' leggo. e magari riprendo.
É nei ritagli ormai del tempo
Che penso a quando tu eri qui
Era difficile ricordo bene
Ma era fantastico provarci insieme
Ed ora che non mi consolo
Guardando una fotografia
Mi rendo conto che il tempo vola
E che la vita poi è una sola
E mi ricordo chi voleva
Al potere la fantasia
Erano giorni di grandi sogni, sai
Eran vere anche le utopie
Ma non ricordo se chi c'era
Aveva queste queste facce qui
Non mi dire che è proprio così
Non mi dire che son quelli lì
Ed ora che del mio domani
Non ho più la nostalgia
Ci vuole sempre qualche cosa da bere
Ci vuole sempre vicino un bicchiere
Ed ora che, oramai non tremo
Nemmeno per amore, sì
Ci vuole quello che io non ho
Ci vuole pelo sullo stomaco
Però ricordo chi voleva
Un mondo meglio di così
Sì proprio tu che ti fai delle storie (ma dai)
Cosa vuoi tu più di così
E cosa conta chi perdeva
Le regole sono così
È la vita ed è ora che cresci
Devi prenderla così
Sì
Stupendo
Mi viene il vomito
È più forte di me
Non lo so
Se sto qui
O se ritorno
Se ritorno
Se ritorno tra poco, tra poco
Tra poco
Però ricordo chi voleva
Un mondo meglio di così
Ancora tu che ci fai delle storie (ma dai)
Cosa vuoi tu più di così
E cosa conta chi perdeva
Le regole sono così
È la vita ed è ora che cresci
Devi viverla così
Sì
Stupendo
Mi viene il vomito
È più forte di me
Non lo so
Se sto qui
O se ritorno
Se ritorno
è di questo che bisogna parlare con un giornalista che inviti nel tuo programma televisivo. soprattutto se quel giornalista ha anche all'attivo molti libri sull'andamento della politica italiana e ne ha appena pubblicato uno con i curriculum dei nuovi parlamentari. tu come la fai? cosa? la pasta e fagioli con le cozze. ah, sì... è vero. beh, potremmo parlare di un'altra ricetta. in questo periodo non è un piatto adatto alle nuove temperature.
simpaticamente, quanto è accaduto non fa che confermare le parole dello stesso giornalista durante la puntata di ieri. innanzitutto, che i nomi puoi farli in tutti i libri che vuoi, ma non ti denunciano. appena accenni qualcosa in tv, zac. inoltre, pdl e pd sono in un momento di baci&abbracci. i giornalisti sono soggetti ai momenti della politica. e, aggiungo, la rai si prepara per una bella epurazione. consapevoli, tutti si mettono al riparo. e pure tu hai deciso di fare lo stesso. ma, dico io, non parlare di cose che potrebbero metterti in difficoltà. continua a invitare attori, artisti, ogni tanto un politico. i giornalisti, non li invitare. ai politici, fai sempre le stesse domande. nella vita bisogna avere la decenza di sapersi misurare la palla. e se la palla è troppo piccola, cambiare mestiere, o semplicemente indirizzo. l'informazione vive sul serio i suoi anni peggiori. pessimismo e fastidio.
so di cosa mi sto privando. so perché lo sto facendo. la mia salute non ne sta ricevendo alcun beneficio, ma pare che la cosa sia utile per il futuro a venire. come dice r. "sei come quello che sa guidare bene e pensa 'allora a cosa mi serve la patente?'". ieri sera ho voluto concedermi una pausa da questa sonnolenza autoprocurata guardando una triplice intervista di un'ora. che leggerezza. quando sarà finita, sarete tutti invitati a festeggiare la liberazione dell'ostaggio di me stesso.